L’anno in numeri
Gli indici USA hanno registrato rendimenti solidi — S&P 500 +16%, Nasdaq +20% — ma la vera sorpresa è arrivata dall’Europa. DAX +23%, FTSE MIB +31%, IBEX +49%. Performance che non si vedono spesso da questa parte dell’Atlantico.
L’Asia ha mostrato risultati contrastanti. Nikkei +26% e KOSPI +75%, trainati dai semiconduttori e dal momentum dell’intelligenza artificiale. La Cina ha sottoperformato con lo Shanghai Composite a +18% — un risultato discreto, ma in ritardo rispetto al rally globale.
I metalli preziosi hanno avuto un anno eccezionale. Oro +64%, argento +165%. L’energia ha raccontato una storia diversa: petrolio in calo del 20%, un segnale d’allarme che i mercati azionari hanno scelto di ignorare.
Bitcoin ha chiuso l’anno intorno al -6%, sottoperformando sia le azioni che l’oro. Non il rally crypto che molti si aspettavano.
La volatilità è rimasta compressa — il VIX ha chiuso a 14. Il dollaro si è indebolito di quasi il 10%.
Numeri forti quasi ovunque. La domanda è se abbiano tutti senso insieme.
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