Monitoraggio settimanale dell’indice di riferimento italiano.
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Il mio indicatore proprietario DBBT identifica disallineamenti tra prezzo corrente e livello tecnico atteso sui principali indici.
Ogni settimana, il FTSE MIB è nel nostro mirino.
La caccia è aperta.
Seconda settimana consecutiva di incertezza sui massimi. Il FTSE MIB chiude a 49.893,05, con massimo e minimo ancora crescenti rispetto alla settimana precedente, ma con una close negativa sia sulla chiusura precedente di 49.896,82 sia sull’apertura settimanale di 50.251,21.
Il quadro tecnico non si risolve. Le medie mobili restano allineate e inclinate positivamente, ma la capacità del mercato di produrre rialzo reale continua a ridursi. Lo scenario tracciato la settimana scorsa — con la posizione short attiva e la convergenza tecnica orientata verso un ritracciamento — non ha trovato conferma nel prezzo, ma nemmeno smentita nei numeri.
Il sistema resta in posizione short. Vediamo nel dettaglio cosa ci raccontano gli indicatori.
Bulls vs Bears
Il Fear Indicator si posiziona al 65%, in zona arancione. Bull Strength e Bull Resilience sommano 944,55 punti, Bear Strength e Bear Resilience 1.154,47. Il rapporto bulls/bears scende a 0,82: per la prima volta da settimane i bears esprimono una forza aggregata superiore ai bulls.
È un cambio di registro rispetto alle settimane precedenti. Non segnala inversione immediata, ma documenta che il peso tecnico si è spostato: il mercato difende i massimi con una struttura interna sempre meno solida.
Il Quadro Generale
Massimo a 50.319,55 e minimo a 49.868,02: entrambi crescenti rispetto alla settimana precedente. La chiusura a 49.893,05 è però inferiore sia all’apertura settimanale di 50.251,21 sia alla close della settimana scorsa di 49.896,82.
Il risultato è una candela settimanale tecnicamente ribassista — close sotto open, close sotto close precedente — nonostante massimo e minimo in salita. È la seconda settimana consecutiva che produce questa combinazione. Sul piano della price action, è un segnale di distribuzione, non di continuazione.
Le medie mobili rimangono tutte allineate e inclinate positivamente. Il trend di fondo non è in discussione. È la capacità del mercato di progredire all’interno di quel trend che continua a indebolirsi settimana dopo settimana.
Il sistema resta in posizione short.
Volatility Indicator
L’indicatore di volatilità scende al 2,86%: è il minimo del 2026. L’ultimo valore comparabile era il 3,06% registrato a febbraio-marzo, prima del movimento direzionale che ne è seguito.
La compressione in sé non dice la direzione. Dice che il mercato ha smesso di muoversi e che questa condizione, storicamente, non si protrae a lungo. La casistica degli ultimi anni indica che da livelli analoghi la volatilità è esplosa entro tre o quattro settimane. Il conto alla rovescia è ragionevolmente avviato.
Range Weekly %
Il range settimanale risale leggermente al 2,11%, interrompendo la serie di contrazioni consecutive. Il recupero è marginale e non cambia il quadro di fondo.
Le ultime cinque settimane raccontano la stessa storia: ritocchi di massimo che aggiornano i livelli sul piano numerico ma che non producono escursioni degne di nota. Nuovi massimi reali, ma senza la forza che normalmente accompagna un mercato in espansione. L’allineamento tra compressione della volatilità e restringimento del range è statisticamente più associato a flessioni che a continuazioni rialziste.
BCP3
Lo swing ribassista riprende e annulla l’uncino rialzista della settimana scorsa. Il movimento era abbastanza prevedibile nella dinamica dell’indicatore, ma non si è ancora tradotto nel ritracciamento atteso sul prezzo.
Lo spazio per completare una correzione di discrete proporzioni rimane ampio. Il problema, come nelle settimane precedenti, è il fattore temporale: ogni settimana che passa senza movimento ribassista erode il margine disponibile prima che la struttura dell’indicatore cambi.
Conclusione
Il sistema resta in posizione short. La chiusura settimanale è inferiore sia all’apertura che alla close precedente: per la seconda settimana consecutiva il prezzo non produce un break strutturale del range e nessun indicatore tecnico genera la condizione minima per un segnale di uscita.
La volatilità compressa al minimo del 2026 ha avviato un conto alla rovescia che statisticamente non dovrebbe superare le quattro settimane. La direzione resta ignota, ma il quadro complessivo — due candele consecutive con close sotto open, bears che superano i bulls nel rapporto di forza, range che non si espande — è più coerente con uno scenario correttivo che con una ripresa del rialzo.
Il mercato fa nuovi massimi di periodo ma la struttura interna si deteriora. Massimo e minimo crescenti sono il segnale di superficie; close sotto apertura, ratio bulls/bears sotto 1, volatilità ai minimi sono il segnale sotto la superficie. Quando queste due letture divergono per più settimane consecutive, storicamente è il secondo segnale — quello nascosto — a prevalere.

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