Pattern Spotted è il nostro format in cui analizziamo configurazioni e pattern nel momento in cui si presentano sui mercati.
Questa settimana parliamo dei Gap, con focus su quelli settimanali e daily solo quando davvero significativi.
I gap da sempre esercitano un fascino particolare, quasi mitologico, su molti trader.
Eppure, dopo oltre trent’anni di esperienza sui mercati, ho imparato che la narrazione più diffusa sui gap è spesso più pericolosa della loro effettiva presenza sul grafico.
Prima di entrare nel vivo, due premesse doverose.
- Preferisco i gap settimanali. Quelli daily sono troppo frequenti, spesso rumorosi e portano a sovrastimare eventi di scarsa rilevanza strutturale. Un gap settimanale implica invece che qualcosa di importante è accaduto a mercati chiusi per più giorni: il mercato ha reagito — o sovrareagito — a un evento concreto.
- Non uso i volumi per classificare i gap. In sistemi complessi possono avere un ruolo, ma in analisi semplice non ho mai visto un beneficio statistico netto derivante dai volumi, nemmeno nei grandi trend. La narrazione “crollo su volumi alti = disastro” vs “rastrellamento a prezzi di saldo” è sempre corretta… ex post.
1. Common Gap
È il gap più “tranquillo” e — paradossalmente — quello che può creare più danni se il trader lo tratta come un’opportunità automatica.
Dal grafico dello S&P500 settimanale si vede chiaramente l’indice in un ampio laterale sui massimi.
Compaiono tre common gap: un gap up e due gap down.
Il primo gap up è ampio, ma non rompe alcun massimo relativo precedente.
La candela ha un corpo minuscolo rispetto alla media recente. Over-estende leggermente la MA5 ma senza segnali chiari da medie né veloci né lente. Nessun indicatore di momentum rilevante per il timeframe dà conferma bullish.
Status quo invariato → common gap.
Voce del principiante: “Allora short, tanto si chiude quasi sicuramente.”
Ecco il “quasi” che può disintegrare un conto.
Per tradare un common gap serve sempre un segnale price action concreto (che in questo caso arriva solo quando il gap è già quasi chiuso).
Per cosa possiamo utilizzare un common gap?
- non incrementare posizione long
- proteggere le posizioni rialziste esistenti
- ridurre esposizione netta long
Non sono informazioni da poco.
Il secondo gap down è ancora più banale: gap dal massimo, corpo praticamente inesistente, completamente contenuto nel range dei giorni precedenti. Il nulla Eppure ci sono voluti cinque giorni per chiuderlo. L’idea “gap down = compro” è quindi quantomeno avventata.
Il terzo (il secondo gap down) appare “gigantesco” per il contesto.
Voce del principiante: “Questo non può essere un common gap! Guarda che gap e guarda il body.”
In effetti, se la candela successiva non avesse chiuso sopra il massimo della candela di gap, sarebbe stato più complesso catalogarlo subito.
Ma comunque non è sceso sotto i minimi di dicembre 2025 e non ha rotto la MA100.
Common gap confermato.
Sarei stato pronto a riclassificarlo solo in caso di candele successive di corpo rilevante che avessero rotto minimi e media.
Per tradare i gap in direzione della loro chiusura dobbiamo avere un segnale di prezzo.
L’assioma “gap down/gap up = compro/vendo” è matematicamente distruttivo se applicato sistematicamente.
2. Breakaway Gap
È il gap che miete più vittime, non solo in termini finanziari ma anche psicologici. Puntare contro la sua sopravvivenza è un esercizio che porta a perdite profonde e prolungate.
Nel grafico qui sopra abbiamo lo S&P 500 daily di maggio 2025 con un gap up che rompe il massimo relativo di marzo e — soprattutto — la MA100 (quella che aveva innescato il drawdown febbraio-aprile).
Pochi giorni dopo sembra fallire, ritesta MA100 e MA200, rimbalza e riparte.
Una chicca per chi ha buoni skills di pattern recognition: Il movimento ribassista fece break della MA100 e MA200 pull back sulla M200 e affondo, il movimento rialzista break della MA100 e MA200 e ancora pullbback su MA100 e MA200. Stesse mani.
A distanza di quasi un anno: +1000 punti.
L’assioma “gap = si chiude” si rivela poco intelligente e devastante sotto ogni punto di vista.
I breakaway possono chiudersi, certo.
Molto spesso lo fanno quando il capitale è già evaporato.
3. Measuring Gap (Runaway Gap)
Il measuring (o runaway) è quello che mi ha sempre creato più dubbi interpretativi.
Per questo l’ho codificato algoritmicamente: non voglio chiedermi ogni volta se sia measuring o exhaustion.
Sintetizziamo con un requisito: se è prosecuzione deve mostrare forza quidi è mandatorio che il Corpo della candela deve essere notevole (come nel DAX weekly 2018).
Voce del principiante: “Beh, in questo caso era ovvio che fosse un measuring perché c’è bear trend e rompe il minimo precedente.”
Tutto vero, ma non così scontato perché c’era poca distanza sotto la MA200W (chiave avuta dal 2016 per questo mercato).
Il runaway gap ha funzionato alla perfezione, estendendo il ribasso per altri tre mesi.
Per dovere di cronaca: è stato ricoperto solo nell’aprile 2019 (sei mesi dopo).
4. Exhaustion Gap
Nella mia esperienza, salvo segnali contestuali molto forti, l’exhaustion gap non segna la fine del trend, ma una pausa di breve termine.
Può essere facilmente confuso con il measuring quindi, anche per questo tipo di gap, uso criteri quantitativi.
La linea generale da seguire è quella del requisito della morfologia del corpo della candela: piccolo e possibilmente accompagnato da close inferiore all’open.
Facile da tradurre:
- c’è un forte trend
- c’è FOMO
- si crea un gap up sul massimo
- ma a fine periodo si è vicini o addirittura sotto l’open
FOMO evaporata. Tutta l’urgenza di entrare è venuta improvvisamente meno.
Non sottovalutarne mai la pericolosità: anche questi gap, se non gestiti con un money management rispettoso del rischio, possono fare molto male nel breve periodo.
Esempio lampante: S&P 500 weekly, Halloween 2025.
Gap up su massimo storico, rompe massimo precedente → non può essere common per definizione.
Ma corpo nullo, nessuna estensione reale.
FOMO evaporata.
Uno dei rari casi in cui attaccare immediatamente (ossia la candela successiva) contro il gap ha senso, con money management rigoroso.
Nel caso specifico c’era un rapporto vanatggioso (vincita attesa / perdita attesa) poco sotto 2.
Il money management che utilizzo io quando trado in direzione della chiusura di un exhaustion gap è il seguente:
- Stop loss sul massimo della candela del gap
- Se chiude il gap sposto lo stop loss a breakeven
- Se raggiunge un livello, o una media sensibile e non la supera chiudo la posizione in trailing stop
Non strozzo mai un utile potenziale: la chiusura del gap è da intendersi come target minimo.
Questo tipo di gap potrebbe anche segnalare inversione di trend, quindi provo sempre a cavalcarne l’eventuale onda.
Nel caso specifico: gap chiuso, si è scesi bene ma ha recuperato sul finale di settimana.
La successiva settimana si è rischiato lo stop a breakeven.
La terza settimana infine test, con vittoria bull, della MA20W (vero driver delle onde rialziste di questo bull market dal 2020, come dimostrato nei nostri post sull’indice S&P500) e chiusura in trailing stop.
Conclusione
I gap portano con sé una magia pericolosa, un equilibrio precario tra mito e realtà.
La tentazione di applicare regole semplici (“gap down compro”, “gap si chiude sempre”) è fortissima. Ma è dimostrabile con un semplice trading system che queste semplificazioni distruggono capitale nel medio periodo.
I gap non sono segnali automatici. Sono informazioni.
Usati con disciplina, aiutano a non incrementare al momento sbagliato, a proteggere il capitale, a ridurre esposizione quando serve.
A volte offrono anche trades di alta qualità, ma solo se non si crede alla leggenda.
Verificate voi stessi sui vostri grafici e sui vostri mercati.
Applicando le regole da manuale vs un approccio più selettivo e price-action based.
L’equity line vi dirà la verità.






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