Monitoraggio settimanale dell’indice di riferimento italiano.
Perché lo facciamo?
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Il mio indicatore proprietario DBBT identifica disallineamenti tra prezzo corrente e livello tecnico atteso sui principali indici.
Ogni settimana, il FTSE MIB è nel nostro mirino.
La caccia è aperta.
Settimana corta, per la festività del 1° maggio.
Sullo sfondo, due banche centrali che hanno confermato la linea d’attesa: la Fed ha lasciato i tassi invariati per la terza riunione consecutiva nel range 3,50%-3,75%, mentre la BCE ha confermato i propri riferimenti al 2,00% sul deposit rate, al 2,15% sulle operazioni principali e al 2,40% sul marginal lending.
Non una sorpresa, ma con un sottotesto che i mercati hanno registrato: Lagarde ha dichiarato apertamente che il board ha discusso con intensità l’opzione di un rialzo, rimandando ogni decisione a giugno in attesa di dati più chiari sul fronte energetico e inflattivo.
Il contesto macro ha fatto da cornice a una settimana che sul piano tecnico ha avuto una sua logica precisa: scarico degli eccessi sul daily, con una sessione di giovedì che ha rappresentato il momento di maggiore tensione.
Dopo una partenza in forte gap down, il mercato ha invertito con decisione, riportandosi sopra quota 48.000.
Il FTSE MIB chiude la settimana a 48.245,54.
Bulls vs Bears
Una settimana a dir poco controintuitiva.
La chiusura è positiva rispetto alla settimana precedente: +1,24% da 47.656,11 a 48.245,54.
I bulls battono ancora i bears, ma il contesto racconta qualcosa di diverso: range ridotto, massimi e minimi decrescenti, Fear Indicator al 5%.
Un valore basso non perché il mercato sia tornato euforico, ma perché non c’è stata battaglia.
Una settimana senza spunti direzionali netti, in cui la prevalenza bull è più il risultato dell’assenza di pressione che di una ripresa convinta.
Il Quadro Generale
Partiamo da dove ci eravamo fermati nell’analisi precedente.
Area 47.100 era il livello chiave indicato come primo riferimento di attenzione: il minimo settimanale si è fermato a 47.120,01.
Il livello ha retto, per 20 punti.
La sovraestensione sulla MA5W si è ridimensionata, ma l’indice è riuscito a mantenersi sopra la media e a chiuderci sopra: un dato non banale in una settimana di scarico.
Il massimo della settimana precedente, 48.439,61, non è stato superato: l’outside candle ribassista attesa statisticamente non si è formata, per poco.
Ancora una volta il FTSE MIB non registra due chiusure settimanali negative consecutive.
Ancora una volta non fa registrare due close inferiori all’open di fila.
Una resistenza che si ripete con una frequenza che merita attenzione.
Volatility Indicator
Frana al 9,53%.
In due settimane il valore si è più che dimezzato.
Una compressione compatibile con due scenari opposti: consolidamento prima di una continuazione, oppure distribuzione silenziosa prima di un movimento ribassista.
L’indicatore da solo non scioglie il dubbio, ma letto insieme agli altri elementi della settimana orienta la lettura.
Range Weekly %
Si mantiene basso, al 2,56%.
Coerente con la settimana corta e con un mercato che non ha cercato estensioni in nessuna direzione.
La compressione del range, unita al calo della volatilità, delinea una fase in cui il mercato non sta costruendo nulla: sta aspettando.
BCP3
Come atteso, l’indicatore si uncina al ribasso, scendendo al 12,97% dal top di 15,25% della settimana precedente.
Il valore raggiunto la settimana scorsa si è rivelato un estremo: storicamente, letture oltre il 15% hanno sempre preceduto fasi laterali o ribassiste di svariate settimane.
Ora il BCP3 inizia il ritracciamento atteso.
Ed è proprio questa dinamica che permette di dare una lettura più definita alla compressione degli ultimi due indicatori: non consolidamento pre-continuazione, ma distribuzione.
Conclusione
L’ingresso short della settimana precedente era stato definito aggressivo.
Lo è stato: buono fino alla mattinata di giovedì, poi la violenta inversione intraday lo ha portato in sofferenza.
Le implicazioni tecniche, tuttavia, non cambiano.
Gli elementi restano toppish: la settimana non ha aggiunto conferme, ma non ha nemmeno fornito segnali in grado di invalidare lo scenario.
La volatilità crollata, il range compresso, il BCP3 che inizia a piegarsi: letti insieme, orientano ancora verso uno swing ribassista come scenario più probabile.
Come già detto: quando la compressione aumenta e i segnali tecnici convergono, o si ha ragione o si sbaglia di tanto.
Non ci sono stati rafforzativi sufficienti per incrementare la posizione.
Lo scenario rimane invariato, la posizione anche.

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