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Chart of the Week: S&P500 index

Appuntamento settimanale con i grafici più osservati del mondo.


La settimana scorsa nel Chart of the Week avevamo dedicato l’intera analisi all’S&P 500, con un picco di volatilità bull sui massimi che non si vedeva da marzo 2000 e un sistema che entrava short sugli eccessi.

Questa settimana il mercato ha risposto: nuovo ATH sia sul high che sulla chiusura.

Nel frattempo la Fed ha lasciato i tassi invariati, confermando la linea d’attesa già vista nella riunione precedente.

Nessuna sorpresa sul fronte macro, nessuna capitolazione sul fronte tecnico.

Il mercato continua a salire.


Bulls vs Bears

infographic: S&P500 weekly – Bulls vs Bears

Una leggera prosecuzione, coerente con le ultime due settimane.

242 punti bull contro 87 bear, Fear Indicator al 25%.

Un mercato che avanza senza spingere, con un range settimanale che non racconta di una rottura convinta.


Il Quadro Generale

chart: S&P500 weekly

Chiusura settimanale a 7.230,12.

Quarta settimana consecutiva con massimi e minimi crescenti.

Se è vero che le ultime due hanno registrato solo un leggero avanzamento, è altrettanto vero che l’S&P 500 ha stampato un nuovo ATH sia sul high che sulla chiusura: un dato che non può essere ignorato.

La MA10W rimane sotto la MA20W: le medie non hanno ancora recuperato il cross ribassista generato dalla correzione di marzo.

La MA5W ha sviluppato un’inclinazione difficilmente sostenibile, trascinata dal recovery a V delle ultime settimane.


Overestensione sulla MA200W

Table: S&P 500 Overextension Cycles Above MA200W (1990-2026)

Settimana 185 del ciclo attuale. L’overestensione sulla MA200W sale leggermente al 34,94%.

Le implicazioni restano invariate rispetto alla scorsa analisi: il recovery a V ha invertito la compressione che stava procedendo ciclo dopo ciclo verso il riassorbimento storico, riportando l’overestensione sopra il 30% e in direzione del massimo 2025 a +38,15%.


Volatility Indicator

chart: S&P500 – Volatility Indicator

Il picco segnalato nella scorsa analisi si conferma tale: l’indicatore scende al 15,08%.

Un valore in contrazione, ma comunque elevato.

Il range settimanale si attesta al 2,32%, sotto tutte le medie veloci e lente: il mercato non sta generando ampiezza, sta avanzando in compressione.


BCP3

chart: S&P500 – BCP3

Come atteso, raggiunge il picco di questo swing bull: 12,73%.

Il secondo valore più alto degli ultimi cinque anni, superato solo dal 13,86% registrato a maggio dello scorso anno.

Un estremo che si aggiunge agli altri elementi già sul tavolo.


Il precedente del 2000

Il parallelo con il bulls high volatility break del 2000 resta valido.

Non c’è stata correzione, ma non si può ancora parlare di una vera continuazione: due settimane di avanzamento compresso dopo un break violento del massimo storico non costituiscono un segnale di forza sufficiente a invalidare lo scenario toppish.

Nel 2000 il mercato impiegò alcune settimane prima di mostrare la sua direzione reale.

Siamo ancora in quella finestra.


Conclusioni

Il sistema accusa una perdita di circa 65 punti.

Nulla di compromesso: è il costo di un’entrata anticipata su eccessi, senza attendere un segnale di prezzo.

Lo stesso schema si era presentato su Silver e Brent Crude Oil: early entry in sofferenza, poi il segnale di prezzo è arrivato con tale forza da rendere l’entrata originale ottimale.

Non è possibile sapere se questo trade seguirà lo stesso percorso.

Quello che è altamente probabile è che il mercato dovrà mostrare con forza la sua direzione. Il mercato è a un bivio: quello che verrà non lascerà dubbi interpretativi

 

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