Appuntamento settimanale con i grafici più seguiti al mondo.
Nelle ultime due edizioni il Chart of the Week aveva concentrato l’attenzione sull’S&P 500, con il sistema entrato short sugli eccessi quantitativi e in attesa di un segnale di prezzo coerente con il setup statistico.
Questa settimana il focus si sposta invece sul Brent Crude Oil. Non per la presenza di un nuovo segnale operativo, che al momento continua a mancare, ma perché il petrolio rappresenta oggi uno dei punti più delicati dell’attuale quadro inter-market.
I principali indici mondiali continuano infatti a mostrare strutture bullish, ma con caratteristiche profondamente differenti. Negli Stati Uniti e in Giappone il tema dominante resta quello dell’overextension: S&P 500 e Nikkei 225 si trovano su distanze estremamente elevate rispetto alle rispettive MA200W, su livelli statisticamente rari. In Europa il quadro appare più articolato: DAX, Eurostoxx50 e FTSE MIB mantengono strutture rialziste ma iniziano a evidenziare dinamiche di compressione e distribuzione sui massimi.
In questo contesto il Brent continua invece a rimanere indietro. Ed è proprio questo ritardo a rappresentare il dato più interessante della settimana.
Se il petrolio dovesse confermare il proprio setup rialzista, la correlazione inversa che tende storicamente a riemergere nelle fasi di tensione inter-market potrebbe trasformarsi nel catalizzatore della correzione attesa sugli indici. Al contrario, un cedimento strutturale del Brent lascerebbe spazio a un’ulteriore prosecuzione del movimento risk-on globale.
Il petrolio, in altre parole, non sta ancora confermando nulla. Ma proprio questa mancata conferma sta diventando essa stessa il principale elemento da monitorare.
